Intervista al Comandante
Da pubblicato in data 6/01/16Intervista al Comandante per gli Affari Interni della Confederazione Templare Internazionale “Bernard de Clairvaux“, fra Diego Beltrutti.
D. – Comandante, oggi ci sono molti Ordini che si definiscono Templari o Neo Templari. Sembra che ogni giorno ne nasca uno nuovo. Che cosa pensa di questa situazione?
R. – Il Tempio non è una organizzazione “fai da te” ove ognuno fa ciò che gli piace. I fondamentali del Templarismo non possono essere ignorati o dimenticati né by-passati.
Ecco quindi che la Confederazione Templare, non vuole essere e non può essere un punto di arrivo, ma un punto di partenza di un percorso ben preciso e definito. Essa esprime e costituisce il nucleo di quell’insieme di regole tradizionali, accettate e condivise, senza le quali non si può parlare di Cavalleria del Tempio.
Quando noi diciamo che il Cavaliere deve conoscere il catechismo templare ci rifacciamo ai termini greci kata (con) èchos (voce), i quali stanno proprio a indicare che ci troviamo dinnanzi a qualche cosa di importante, di un messaggio che va non soltanto recepito ma mandato a memoria.
Così come il chirurgo non va a leggersi ogni mattina come eseguire un intervento giacché conosce a memoria l’intervento che dovrà fare o il panettiere non va a leggersi ogni mattina la ricetta per fare il pane giacché sa perfettamente come va preparato, così il cavaliere del Tempio, quello non farlocco, sa perché egli combatte, sa come si combatte, sa esattamente per chi combatte e contro chi combatte. Non c’è nulla da inventare e nulla da improvvisare.
La sua missione è ben definita e non lascia spazio alla fantasia. Non basta fare raduni con tanto di spadoni e di mantelli, fare sfilate, posare cippi o lapidi e neppure fare sventolare il baussant dai balconi. Occorre essere consapevoli che fin dal momento dell’investitura si è al servizio dell’Ordine, all’obbedienza reale e non in senso figurato.
Come per ogni organizzazione di tipo militare anche il cavalierato prevede un certo grado di restringimento delle libertà individuali (restringimento accettato da chi liberamente ha richiesto l’investitura). Infatti l’adozione della Regola fa sì che da quel momento in avanti il Cavaliere debba tenere un comportamento consono al suo rango.
Il Cavaliere sa che quella templare è una via stretta, tutta percorsa nella tradizione cristiana, quella che secondo Isaia contraddistingue il “ servo di Jahvè “. Tutti quei modi di essere Templare che prescindono da questa impostazione sono altra cosa.
D. – Comandante, alcuni sostengono che la Massoneria sia una derivazione dall’Ordine del Tempio. Pare inoltre che molti Templari siano Massoni. Lei che cosa pensa a riguardo?
R. – Dal punto di vista storico in realtà le strade del templarismo e della massoneria si sono incrociate più volte, a partire dal XVIII secolo e cioè dopo che il reverendo James Anderson, (era il 24 Giugno nel 1717) definì le Costituzioni che stanno alla base della Gran Loggia di Inghilterra, dando l’avvio della massoneria speculativa partendo dagli “old charges” della massoneria operativa.
Un momento cruciale per i rapporti tra Cavalleria e Massoneria è stato certamente il discorso di André Michel de Ramsay (24 marzo 1737) dal titolo “ Discorso sui cavalieri crociati alle logge francesi ”. Fu Ramsay il primo a dare vita a quell’alone magico, misterioso e affascinante che avvolge la Cavalleria medioevale. Nei secoli successivi un numero crescente di liberi muratori sarà interessato alla cavalleria.
Egli sosteneva che i massoni giacobiti e pertanto cattolici fossero gli eredi di quei crociati i quali nel ‘200 si erano rifugiati in Scozia. Costoro, nel 1286, avrebbero dato origine alla loggia di Kilwinning. Ramsay sosteneva che, nella lunga permanenza in Oriente, i crociati avevano appreso conoscenze segrete e tra queste un metodo innovativo, diverso, di costruire gli edifici. Tutto questo sapere sarebbe tornato in Europa al loro ritorno dall’Outremar.
Nel 1740 l’inglese Radcliffe, V° Conte di Derwentwater, introduce nelle logge i “gradi della vendetta” che hanno un riferimento alla vicenda templare.
Va detto che inizialmente nelle logge non si parlava di Templari ma di Crociati. Però in seguito, probabilmente a causa del fatto che il nord Europa vedeva una larga prevalenza di protestanti i quali non amavano i Crociati, sarà la massoneria tedesca a sostituire i crociati con i templari. I Templari piacevano ai protestanti perché, come loro dovuto subire indicibili sofferenze ad opera della Chiesa. Infatti era stato papa Clemente V di dare vita all’Inquisizione verso i Cavalieri del Tempio e poi alla soppressione delll’Ordine.
Nel 1750 il barone sassone Carlo von Hund rifonda l’Ordine del Tempio dando vita alla Stretta Osservanza Templare. Ai tre gradi azzurri “canonici” di apprendista, compagno e maestro egli aggiunge quattro gradi templari.
Questa commissione tra massoneria e templarismo non è mai piaciuta alla chiesa, allora come ora. Il relativismo, l’occultismo, l’alchimia, le filosofie ermetiche studiate nelle logge non piacciono a papa Clemente XII il quale nel 1738 scomunica la Stretta Osservanza Templare. Nonostante ciò la massoneria trova facile espansione in Inghilterra e in Scozia.
Nel 1779 a Dublino viene costituita la “Loggia degli Alti Cavalieri del Tempio di Irlanda”. Essa è diretta emanazione della loggia madre Kilwinning costituita da massoni di discendenza giacobita e pertanto cattolici.
Potremmo andare avanti a lungo citando personaggi che hanno lasciato un segno nella massoneria templare o nel templarismo massonico che dir si voglia. Tra gli altri dovremmo citare Jean Baptiste Willermoz, Fabrè-Palaprat, Alistar Crowley, Eliphas Levi ed altri ma ciò esula dalla
In nessuno di questi personaggi e in nessuno dei gruppi da loro costituiti si riesce a trovare qualcosa che richiami la Regola o la missione iniziale che fu di Hugues de Payns né qualcosa che li riconduca a una militanza cristiana. Credo che si possa dire che la massoneria nei secoli abbia tentato di appropriarsi delle tradizioni non solo templari, ma anche giudaiche, sufiche, egizie, rosacrociane, ecc.
D. – E’ indubbio che nei secoli il Templarismo abbia avuto tutta una serie di derive. In primis il Templarismo massonico. La Confederazione che cosa ne pensa di queste esperienze?
R. – Per noi templari “tradizionali” tutte queste nuove esperienze che vanno dalla New Age, al culto millenarista, dalla ripresa di culti esseni alla Teosofia, dall’Alchimia al Cabbalismo, dal Rosacrucianesimo al Martinismo sono inconciliabili.
Ritengo opera mirabile e meritoria, da parte della Libera Muratoria, il tentativo di fare sedere nella stessa sede (officina), cattolici, ortodossi, ebrei, islamici in un clima di uguaglianza e di affratellamento. Ciò è stato possibile con l’adozione del “metodo massonico” basato sulla adozione di una figura neutra quale il Grande Architetto dell’Universo e applicando una tolleranza verso tutte le fedi.
Questo metodo inclusivo della massoneria, in grado di accogliere praticamente i seguaci di tutte le religioni, è stato poi trasportato fuori delle logge, nella società, dando vita a quello che gli inglesi chiamano il “melting pot” (versione moderna dell’athanor” massonico/alchemico).
Se tuttavia ci fermiamo ad osservare quanto succede oggi nelle grandi città nordamericane ma non soli o lì, vediamo che l’obiettivo del “melting pot”, se dal punto di vista concettuale è affascinante e idealmente valido, dal punto di vista pratico, operativo, è stato un fiasco. A New York i cinesi si frequentano tra di loro, i cubani altrettanto, i portoricani e gli italiani lo stesso. La grande mela è fatta di tanti piccoli ghetti autoprodotti.
Io ritengo che se nelle logge, questa è la mia particolare visione, regna l’armonia e a New York ebrei, cattolici ed islamici sono seduti fianco a fianco tra le colonne, ciò lo si deve anche al fatto che in quelle società con una democrazia lungamente consolidata non si sono verificati fatti gravi capaci di minare equilibri sociali/ politici/ religiosi.
La storia ci insegna che, quando si arriva a menare le mani, quando qualcuno tenta di prevaricare, si è costretti a fare scelte dolorose, scelte solitamente effettuate in base al credo politico, alla religione o all’etnia di appartenenza.
D. – Lei ha recentemente pubblicato un libro dal titolo “Catechismo Templare” che è il commento al De Laude di San Beranrdo. Perché questo testo è ancora oggi scomodo per la Chiesa?
R. – Potremmo sintetizzare il pensiero di Bernardo in queste parole: come sarebbe bello che i pellegrini
desiderosi di raggiungere Gerusalemme e pregare dinnanzi al Santo Sepolcro potessero arrivare colà sani e salvi. Invece vengono regolarmente rapinati ed uccisi. Vi abbiamo detto più volte di smetterla; voi non ci averte ascoltato ed allora non ci resta che venire in Terra Santa ed occuparla militarmente.
Nel “De Laude Novae Militiae ad Milites Templi” affiorano temi quali la guerra giusta, la vendetta, l’uso delle armi, la lotta al male e cioè il malecidio. Quello di Bernardo è certamente un testo oggi molto scomodo.
Il De Laude è la risposta di San Bernardo al pressante invito di Hugues de Payns, primo maestro della Milizia, a scrivere qualche pagina in favore di questi poveri cavaglieri. Si tratta di un testo esortativo, un libretto che si può leggere in un solo giorno ma che per capirne appieno la portata ci può volere molto di più.
Bernardo oggi non piace a vaste aree della Chiesa; non mi stupirei se, a un certo punto, qualcuno venisse fuori dicendo che anche lui è stato colpito dalla Santa Follia. Secondo alcuni prelati la visione bernardiana è oggi stonata, fuori luogo, da dimenticare. Ciò in quanto oggi la Chiesa ha come punto di riferimento del proprio operato la visione francescana.
Non a caso cito Mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi, il quale ha detto a riguardo: “ Sono sentimenti che vorremo non fossero mai nati nel cuore di Bernardo e mai passati nella sua penna ”. Queste sono certamente parole dure, tanto più se riferite non solo a un Santo ma ad uno dei non molti Dottori della Chiesa Cattolica.
Sempre il Vescovo di Assisi, nella sua opera di teologia pastorale prosegue così: “ il più che imbarazzante trattatello De Laude Novae Militiae è un’opera che non si può leggere, con la nostra sensibilità ormai maturata secondo le linee maestre del Concilio Vaticano II, senza provare un senso di sconcerto ”. In un altro passo del suo trattato sull’Esperienza di Dio il Vescovo Sorrentino dice: “ il minimo che possa venire alla mente è un interrogativo amaro: come è stato possibile un rovesciamento della logica evangelica in un animo pur così grande, evangelico e tenero come quello del Santo di Clairvaux?” Ovviamente ill nostro punto di vista è differente.
D. – Ma lei non ritiene che l’Ordine sia un po’ guerrafondaio?
R. – No! Affatto! A meno che si confonda l’essere buoni e pacifici con la caricatura di questi valori e cioè
con il buonismo e il pacifismo. Non dimentichiamoci che le crociate e le imprese dell’Ordine del Tempio hanno visto dalla loro papi, imperatori, re, martiri, santi, e ciò per almeno due secoli.
Perché allora il “De Laude Novae Militae” di San Bernardo dovrebbe essere un testo sconcertante? Dove nasce lo sconcerto? Dal fatto che cavalieri abbiano deciso di farsi monaci? Dal fatto che una certa classe militare abbia deciso di professare i voti di obbedienza, povertà e castità e di combattere i pagani? Dal desiderio di intervenire a favore di fratelli in Cristo massacrati in Medio Oriente? Ma allora è scandaloso e sconcertante difendere gli innocenti?
Ma perché qualcuno oggi ritiene scandaloso che cavalieri, dediti alle giostre e ai tornei, abbiano deciso di andare a combattere per liberare il Santo Sepolcro occupato da orde islamiste? Non è altrettanto scandaloso, dinnanzi ai massacri cristiani in Siria, Somalia, Nigeria, Iraq ecc fare finta di nulla e girare lo sguardo da un’altra parte? Non è forse che la storia di ogni singolo cavaliere dell’Ordine sia sovrapponibile alla storia di Paolo, il quale da persecutore diventa il paladino della Cristianità?
I cavalieri del Tempio, come molti uomini d’arme, avendo conosciuto la guerra in ogni sua bruttura sono tra i primi a cercare e desiderare la pace. Essi sanno anche che una pace duratura deve poggiare su elementi di giustizia. Dove non c’è giustizia non c’è stato.
I templari sono militari diventati monaci, non sono chierici e cioè non sono sacerdoti, per cui non hanno alcun problema a combattere i pagani mentre non possono alzare la spada contro i confratelli in Cristo.
Ma com’è possibile che Francesco e Bernardo, tra loro così differenti, siano entrambi santi? Io ritengo che essi siano in realtà due lati di una stessa medaglia. Mentre Francesco ha la fortuna di parlare a persone e/o animali che lo ascoltano, Bernardo parla a persone che non ascoltano le sue dolci parole e imperterrite continuano ad uccidere inermi pellegrini. Mentre il Lupo di Agubbio ascolta Francesco, i pagani che ammazzano i pellegrini sulla strada che da Accri va a Gerusalemme non si fermano davanti a nulla.
Ecco allora Bernardo che tuona: “E’ del tutto giusto che questi (il cavaliere), quando uccida un malfattore non venga considerato un omicida ma oserei dire un malecida e cioè un vendicatore per conto di Cristo nei confronti di coloro che operano il male e difensore del popolo cristiano. Nel caso in cui egli venga ucciso si deve affermare che egli non perisce ma che ha raggiunto il suo scopo”.
Gentile Comandante, la ringrazio molto per la sua disponibilità e per il tempo che ci ha dedicato.


