Entra in azione la Cavalleria celeste!

Da pubblicato in data 16/06/11

Quando si parla di ordini cavallereschi a volte si fa confusione e si pensa che Crociati e Templari siano in fondo la stessa cosa, una sorta di sinonimi.

In realtà i  Crociati non hanno nulla a che fare con i Templari. I Crociati, conosciuti anche con il nome di ” croce segnati” non erano un esercito regolare e non si può dire neppure che fossero cavalieri. Certamente vi erano cavalieri ma vi erano anche soggetti di varie professioni e strati sociali i quali essendo tutti di fede cristiana, in risposta all’appello di papa Urbano II del 1095, erano scesi in campo per difendere il loro diritto di andare a pregare in Terra Santa ed in particolare  sul Santo Sepolcro.

Guidati dal famoso nobile belga Goffredo di Buglione, pellegrini, povera gente, commercianti, principi e nobili cavalieri riuscirono a portare a termine vittoriosamente la prima crociata in soli tre anni (1096 -1099).

Dopo la vittoria, Goffredo rinuncia diventare re delle terre conquistate e accetta solamente il titolo di Difensore del Santo Sepolcro. Ben presto, con il ritorno in Europa dei vincitori la Terra Santa diventa nuovamente preda di ladroni, briganti e di islamici i quali non vedevano di buon occhio la presenza di pellegrini cristiani in quelle terre.

Circa venti anni dopo la fine della prima crociata Hugues de Payns insieme ad altri otto cavalieri (Bysol de Saint Omer, Andrè de Montbard – zio di San Bernardo di Chiaravalle, Archambaud de Saint Aignan, Jacques de Montignac, Philippe de Bordeaux e Nivar de Montdidier e due altri di cui conosciamo solo il nome Gondemar e Rossal) decidono di lasciare la Francia  per andare a stabilirsi in Gerusalemme con lo scopo di difendere i pellegrini dagli attacchi delle bande di musulmani ostili.

Questi soggetti erano militari, veterani, con una forte propensione per una vita semplice e ricca di spiritualità. E questa differenza non è da poco.

Questi primi cavalieri che si definiscono della povera milizia erano quindi militari di professione, provenienti da famiglie nobili che trascorrevano la giornata in estenuanti allenamenti nel combattimento a cavallo ed a piedi.

Questi cavalieri ad un certo punto della loro vita decidono di assumersi  non solo responsabilità di tipo militare ma di farsi carico anche di un tipo di vita ritirata, monsatica, ricca di spiritualità. Questi Cavalieri abbandonano quindi la Cavalleria che chiameremo laica, secolare, fatta di giostre e tornei nei quali attestare a tutti la propria bravura nel maneggio delle armi, per entrare nella cavalleria di Cristo, va cavalleria celeste. Essi assumono quindi i voti tradizionali dei rinuncianti vale a dire obbedienza, povertà e castità.

Di fronte ai Cavalieri Templari nessuno è stato indifferente. Essi hanno sempre suscitato curiosità, stupore, paura, incredulità, invidia. Per i loro contemporanei i cavalieri erano fonte di riverenza. Essi erano i Cavalieri di Cristo e quindi godevano di un’altissima considerazione. Essi sono stati l’incarnazione vivente dello spirito cavalleresco. Bernardo di Chiaravalle ne era entusiasta tanto da avere contribuito non poco ad esaltarne le caratteristiche, il valore e le gesta con i suoi scritti.

Nel 1191 Papa Clemente III, a proposito della Nuova Cavalleria diceva: ” Consacrati al servizio dell’Onnipotente, vanno considerati parte della Cavalleria Celeste “.

Anche Pietro il Venerabile, a proposito dell’ingresso sulla scena della Nuova Cavalleria, scriveva: ” Chi non si rallegra con tutto il suo animo in Dio suo Salvatore, che la Cavalleria dell’Eterno, i Templari, abbia lasciato gli accampamenti celesti per scendere a ingaggiar nuove battaglie, a battere i principi di questo mondo, a sconfiggere i nemici della Croce di Cristo? “

L’entrata in campo dei cavalieri/monaci fa emergere quelle che sono state le loro peculiarità e cioè l’uso della forza fisica alla pari con la forza spirituale. ” Siete Monaci nelle vostre virtù, Cavalieri nelle vostre azioni; le une le realizzate con la forza dello spirito, le altre le esercitate con la vigoria del corpo “.

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