Il Pellicano

Da pubblicato in data 17/12/15

Il Pellicano. Al Pellicano, uccello di colore bianco dal caratteristico lungo becco adunco, presente in Europa orientale, Asia sud-occidentale ed in Africa, si attribuisce un importante significato allegorico. Esso è stato utilizzato come forte simbolo di amore filiale, carità e devozione filiale totale, capace di arrivare al sacrificio estremo. La ragione di ciò la si deve al fatto che il pellicano, nel momento in cui fornisce ai suoi piccoli il cibo contenuto nella sua ampia sacca presente sotto il becco pare donare loro le proprie carni a nutrimento. In realtà, fu la posizione ricurva del becco verso il petto, favorevole alla apertura della sacca contenete i pesci pescati da donare alla prole, a dare vita alla credenza che il pellicano si squarciasse il petto per nutrirli addirittura con il proprio sangue.

Questa credenza ha soltanto una valenza simbolica anche se forte.

E’ probabile che la credenza abbia origine remote sia per l’assonanza del nome dell’uccello con le parole greche e sanscrite relative all’ascia (“pelekus” e “paraçu” rispettivamente), oggetto simbolico del sacrificio di sangue, che per analogia di forme tra la linea del becco e la linea di taglio dell’ascia.
Gli antichi greci chiamavano il pellicano “Onocrotalo”, a causa del suo suo particolare verso “krotos” con qualche somiglianza al raglio di un asino.

Il Sommo Poeta, nella sua Divina Commedia ( Paradiso canto XXV, 112-114 ) dinnanzi all’Apostolo Giovanni si riferisce a Cristo chiamandolo il “nostro Pellicano” : «Questi è colui che giacque sopra’l petto del nostro Pellicano, e Questi fue di su la croce al grande officio eletto».
Il pellicano si presta ad una duplice simbologia: da un lato è inteso come immagine di Cristo che si lascia crocifiggere e dona il suo sangue per redimere l’umanità, dall’altro come immagine di Dio Padre che sacrifica suo unico Figlio facendolo risorgere dalla morte dopo tre giorni.

Nella simbologia templare il pellicano, pur comparendo solo una volta nell’Antico Testamento (Salmi, 101, 7) e pur non essendo mai citato nei Vangeli, è un supremo simbolo di amore, fedeltà, carità; esso è la rappresentazione simbolica del Cristo sofferente, con il petto squarciato. Il collegamento col simbolo cristiano del Sacro Cuore di Gesù è evidente. Il sacrificio del Maestro, atto supremo di amore e carità, è per tutti i cavalieri della Cavalleria di Cristo fonte incessante di perfetto amore, di vita esemplare e di nutrimento spirituale.

Salmo 101

1 Preghiera di un afflitto che è stanco
e sfoga dinanzi a Dio la sua angoscia.
2 Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido.
3 Non nascondermi il tuo volto;
nel giorno della mia angoscia
piega verso di me l’orecchio.
Quando ti invoco: presto, rispondimi.
4 Si dissolvono in fumo i miei giorni
e come brace ardono le mie ossa.
5 Il mio cuore abbattuto come erba inaridisce,
dimentico di mangiare il mio pane.
6 Per il lungo mio gemere
aderisce la mia pelle alle mie ossa.
7 Sono simile al pellicano del deserto,
sono come un gufo tra le rovine.
8 Veglio e gemo
come uccello solitario sopra un tetto.
9 Tutto il giorno mi insultano i miei nemici,
furenti imprecano contro il mio nome.
10 Di cenere mi nutro come di pane,
alla mia bevanda mescolo il pianto,
11 davanti alla tua collera e al tuo sdegno,
perché mi sollevi e mi scagli lontano.
12 I miei giorni sono come ombra che declina,
e io come erba inaridisco.
13 Ma tu, Signore, rimani in eterno,
il tuo ricordo per ogni generazione.
14 Tu sorgerai, avrai pietà di Sion,
perché è tempo di usarle misericordia:
l’ora è giunta.
15 Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre
e li muove a pietà la sua rovina.
16 I popoli temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
17 quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.
18 Egli si volge alla preghiera del misero
e non disprezza la sua supplica.
19 Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo nuovo darà lode al Signore.
20 Il Signore si è affacciato dall’alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
21 per ascoltare il gemito del prigioniero,
per liberare i condannati a morte;
22 perché sia annunziato in Sion il nome del Signore
e la sua lode in Gerusalemme,
23 quando si aduneranno insieme i popoli
e i regni per servire il Signore.
24 Ha fiaccato per via la mia forza,
ha abbreviato i miei giorni.
25 Io dico: Mio Dio,
non rapirmi a metà dei miei giorni;
i tuoi anni durano per ogni generazione.
26 In principio tu hai fondato la terra,
i cieli sono opera delle tue mani.
27 Essi periranno, ma tu rimani,
tutti si logorano come veste,
come un abito tu li muterai
ed essi passeranno.
28 Ma tu resti lo stesso
e i tuoi anni non hanno fine.
29 I figli dei tuoi servi avranno una dimora,
resterà salda davanti a te la loro discendenza.